Le tensioni geopolitiche legate alla crisi nello Stretto di Hormuz continuano a pesare sui mercati energetici europei. Il prezzo del gas al TTF di Amsterdam ha raggiunto i 46 €/MWh, un livello significativamente superiore rispetto ai 38 €/MWh registrati a inizio marzo.
Perché lo Stretto di Hormuz è cruciale
Lo Stretto di Hormuz è il passaggio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e una quota crescente di GNL (gas naturale liquefatto). La sua chiusura, anche parziale, ha effetti immediati sulle quotazioni internazionali di tutte le materie prime energetiche.
L'Italia, che importa oltre il 95% del gas che consuma, è particolarmente esposta a queste dinamiche. Sebbene la dipendenza dal gas mediorientale sia inferiore rispetto ad altri Paesi, l'effetto sui mercati globali si riflette direttamente sul prezzo all'ingrosso pagato dai fornitori italiani.
Impatto concreto sulle bollette
L'Autorità ARERA ha già recepito parzialmente l'aumento con l'aggiornamento tariffario di aprile: +19,2% sul gas per i clienti vulnerabili in regime di Maggior Tutela. Una famiglia tipo con consumi di 1.100 Smc/anno rischia di spendere oltre 200 euro in più su base annua rispetto al trimestre precedente.
Anche il mercato libero non è immune: molti operatori hanno già rivisto al rialzo le componenti indicizzate delle proprie offerte, e le tariffe a prezzo fisso stipulate di recente risultano ora tra le più convenienti.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Gli analisti restano divisi. Se la tregua tra Iran e Stati Uniti dovesse stabilizzarsi, i prezzi potrebbero rientrare verso i 40 €/MWh entro l'estate. In caso contrario, Goldman Sachs stima un possibile picco a 55-60 €/MWh, con conseguenze dirette sulle tariffe del terzo trimestre 2026.
Per i consumatori italiani, il consiglio è di monitorare attentamente la propria bolletta e valutare se le condizioni contrattuali attuali siano ancora competitive rispetto alle offerte disponibili sul mercato.