Come funziona il prezzo indicizzato
Un'offerta a prezzo indicizzato lega il costo della materia energia a un indice di riferimento del mercato all'ingrosso, che cambia ogni mese o ogni trimestre. Per la luce l'indice più usato è il PUN (Prezzo Unico Nazionale), per il gas il PSV (Punto di Scambio Virtuale) o il TTF europeo. Il fornitore aggiunge uno "spread" fisso al valore dell'indice: questo è il prezzo che pagherai. Vantaggi: trasparenza e potenziale risparmio in fasi di calo dei mercati. Svantaggi: incertezza e rischio di rincari improvvisi. Nel 2026, con i prezzi all'ingrosso tornati moderati, l'indicizzato con spread basso è spesso più conveniente del prezzo fisso.
PUN, PSV, TTF: gli indici di riferimento
Per l'energia elettrica l'indice di riferimento usato in Italia è il PUN (Prezzo Unico Nazionale): è la media ponderata oraria dei prezzi che si formano sul Mercato del Giorno Prima (MGP), gestito da GME. Il PUN viene pubblicato quotidianamente e i fornitori lo aggregano in valori mensili o trimestrali per costruire le offerte indicizzate.
Per il gas naturale gli indici principali sono il PSV (Punto di Scambio Virtuale italiano) e il TTF olandese, che è il riferimento europeo. Il PSV è leggermente diverso dal TTF perché incorpora i costi di trasporto Italia-Nord Europa. Quasi tutti i fornitori italiani usano uno dei due, alcuni indicizzano direttamente al TTF.
Lo spread: cosa è e come leggerlo
Lo spread è la maggiorazione fissa che il fornitore aggiunge all'indice di mercato. Per esempio, un'offerta "PUN + 0,015 €/kWh" significa che ogni mese pagherai il valore del PUN mensile più 0,015 €/kWh. Lo spread è la vera misura della "convenienza" di un'offerta indicizzata: più è basso, meglio è.
Nel 2026 gli spread competitivi per la luce sono tra 0,005 e 0,020 €/kWh. Sopra i 0,025-0,030 €/kWh l'offerta non è particolarmente vantaggiosa. Per il gas i valori competitivi vanno da 0,05 a 0,15 €/Smc. Attenzione: alcune offerte applicano spread "promo" basso nel primo anno e poi lo aumentano. Verifica sempre nelle CTE cosa succede al rinnovo.
Vantaggi e rischi del prezzo indicizzato
Vantaggi: trasparenza (il prezzo è ancorato a un valore pubblico e verificabile), potenziale risparmio quando i mercati scendono, nessuna "scommessa" del fornitore (non ci guadagna se i mercati scendono molto), possibilità di pagare prezzi vicini ai costi reali della materia energia.
Rischi: incertezza mensile (la bolletta varia), esposizione a crisi geopolitiche o picchi di domanda (vedi 2022 con il TTF a 300 €/MWh), difficoltà a fare un budget familiare preciso. Per chi ha consumi alti o un budget rigido, queste oscillazioni possono essere un problema serio.
Quando l'indicizzato batte il fisso
L'indicizzato batte il fisso quando i mercati all'ingrosso sono stabili o in calo, quando lo spread è basso (sotto 0,02 €/kWh per la luce) e quando il cliente è disposto ad accettare oscillazioni mensili. Il fisso batte l'indicizzato quando i mercati salgono, quando il cliente vuole prevedibilità assoluta o quando lo spread offerto è alto.
Nel 2026 i prezzi all'ingrosso sono moderati (PUN intorno ai 90-110 €/MWh, gas intorno ai 35-45 €/MWh): in queste condizioni l'indicizzato con spread competitivo è spesso più conveniente. Una strategia mista: indicizzato sul gas (più stabile) e fisso sulla luce, oppure viceversa, per diversificare i rischi.
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